«Composte da fior di farina di formento, rimpastate a lievito unito i pignoli e a zucchero, con uva che pendeva dai tralci delle viti calabre, vengono collocate nell’olio bollente» (Moro Lin, 1841)

La storia della frittella

La frittella veneziana detta in dialetto veneto “frìtola o frìtoea” segna nelle cucine venete l’inizio dei festeggiamenti del Carnevale di Venezia.
Il dolce considerato un simbolo della festività più colorata dell’anno, ha origini molto lontane.
Si pensi infatti che la ricetta è stata inserita in un documento di gastronomia veneziana custodito presso la Biblioteca Nazionale Casanatense di Roma risalente al 1300.
Appare anche nel periodo rinascimentale sotto forma di appunto di cucina in una miscellanea di documenti depositata presso il Museo Correr di Venezia.
La sua divulgazione cultural – culinaria però è rappresentata e documentata nel 1600, periodo in cui la frittella venne anche incoronata dolce nazionale dalla Serenissima Repubblica di Venezia.
Nel 1600 infatti nasceva la corporazione dei frìtoleri e delle frìtolere di Venezia, tale gilda artigiana aveva lo scopo di organizzare il lavoro dei frìtoleri e mantenere autentica la ricetta tradizionale della frìtola.
Questi settanta artigiani del gusto decisero pertanto di spartirsi equamente le diverse zone della città lagunare e tra calli e campielli vendevano le frittelle che, una volta pronte, venivano cosparse di zucchero e presentate su raffinati piatti dell’epoca.

Insegna della corporazione dei fritoleri, Museo Correr di Venezia

Anche lo storico e nobiluomo veneziano Pietro Gaspare Moro Lin ha lasciato testimonianza dei fritoleri raccontando che: «Hanno sempre sul davanti un pannolino che s’assomiglia al grembial delle donne, che sembra venuto allora fuor dal bucato. Tengono in mano un vasetto bucherellato con cui gettano del continuo zucchero sulla mercie, ma con tal atteggiamento che par vogliano dire: e chi sente l’odore e il sapore di questa cosa che noi inzuccheriamo?».
Successivamente anche altri artisti dell’epoca tra i quali Carlo Goldoni a Pietro Longhi, per citarne alcuni, celebrarono la frittella nelle loro opere, offrendo a questo dolce una posizione speciale nella storia della tradizione culinaria dapprima veneziana e poi veneta.


Ai nostri giorni la popolarità della frittella veneziana ha spopolato anche in altre regioni di confine con il Veneto: si può apprezzare infatti in diverse varianti sia in Lombardia sia in Friuli Venezia Giulia.
Tornando invece alla nostra amata terra veneta, in questo periodo dell’anno fino all’ultimo giorno di carnevale, è possibile gustarla un po’ ovunque
Attualmente la “frìtola aea venessiana” si può gustare nella versione tradizionale ovvero con uvetta sultanina e pinoli, come descritta nella ricetta originale di Bartolomeo Scappi, cuoco di Papa Pio V nel ‘500.

“Opera”, libro di gastronomia di B. Scappi

Tuttavia nelle nostre tavole le frittelle vengono presentate in diversi gusti: da quelle più classiche, con la farcitura alla crema e allo zabaione, a quelle più particolari come per esempio con il ripieno di cioccolato, pistacchio, ricotta, mela, ecc.
Durante il periodo delle festività dedicate al Carnevale, Trattoria Orazio vi propone la “fritola” il venerdì e il sabato e nella settimana clou che va dal 20 (giovedì grasso) al 25 (martedì grasso) febbraio la potete trovare da noi tutti i giorni.
Il nostro sommelier propone due vini per degustare al meglio la frittella: come prima scelta un fior d’arancio colli euganei docg dolce oppure un valdobbiadene extra dry millesimato docg.

«La dev’esser gustosissima, cotta bene e ben levada, un pocheto inzucherada. Calda…o freda se volè».
(Ugo Trevisanato, economista veneziano – primi del ‘900)
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