Forse non tutti sanno che la Repubblica Serenissima di Venezia festeggiava il Capodanno il primo marzo, infatti nei libri storici della Serenissima si trovano le date relative ai mesi di gennaio e febbraio seguite da “more veneto” per far notare questa festa tradizionale secondo l’antica popolazione dei veneti, comune anche al calendario dell’antica Roma.

More Veneto – Capodanno Veneto

Per la Repubblica infatti gennaio e febbraio erano gli ultimi mesi dell’anno e il nuovo anno iniziava originariamente il 25 marzo che coincideva con la fondazione di Venezia, l’Annunciazione del Signore e secondo una leggenda greca, giorno della creazione del mondo, ma successivamente, per comodità, fu spostato il primo marzo.
In seguito con l’introduzione del calendario gregoriano nel Veneto avvenne una traslazione indietro di due mesi della data del capodanno portandolo al primo gennaio.
La Repubblica con i festeggiamenti del primo marzo celebrava la fine dell’inverno e il risveglio naturale della vita. Oggi giorno appare probabile che in alcune zone del Veneto, tra cui l’Altopiano di Asiago, in alcune zone del trevigiano, padovano e bassanese, l’usanza del “bruza marzo” (o bati martho o bati marzo o ciamàr marzo) e del “fora febraro” con la realizzazione del falò, rappresenti un atto propiziatorio per l’anno nuovo richiamando forse alle antiche tradizioni del Capodanno Veneto.

Il Falò del “bruza marzo” o “fora febraro”

Sperando che in un futuro prossimo il Capodanno Veneto possa essere ripristinato come ricorrenza regionale per ricordare gli antichi splendori della Serenissima, vi proponiamo, per commemorarlo, un piatto straordinario della tradizione veneta che in passato venne utilizzato per celebrare feste religiose e popolari molto importanti: il baccalà alla vicentina tradizionale.
Il piatto rigorosamente collegato alla tradizione gastronomica è composto da stoccafisso, cipolle bianche di Chioggia, sarde sotto sale, latte fresco, farina, formaggio grana grattugiato, prezzemolo, olio d’oliva extravergine, sale e pepe. Un piatto da leccarsi i baffi che noi proponiamo in abbinamento ad un vino altrettanto importante della tradizione veneta: Tai Rosso Veneto bio igt, Rosso Calbin 2018 dell’azienda Alessandro Pialli di Barbarano Mossano (Vi).
Il Tai Rosso di Pialli oltre ad essere un vino bio (certificato dal 2001), è perfetto come abbinamento al baccalà alla vicentina tradizionale; si sposano infatti in un matrimonio di esaltazione di sapori e aromi preziosi reciproci grazie alla sua composizione: vino con una buona acidità che potremmo definire in gergo enologico “sgrassante”, adatto appunto come abbinamento al baccalà tradizionale alla vicentina che sappiamo essere un piatto importante e dai caratteri intensi.

Baccalà alla vicentina tradizionale – Tai Rosso Bio igt
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